La Telecaster di fine anno

Fender Telecaster Baja Mex

Era proprio il 31 dicembre 2011. Dopo il pennicone del pomeriggio di fine anno mi sono svegliato e ripreso ispirato, non so per quale strana combinazione astrale mi è pigliata la voglia di andare in negozio da Cavalli, a Castrezzato, terra di motori.

La gentile mogliettina si è offerta di farmi compagnia. Erano anni che non entravo da Cavalli. Santo cielo quanto ben di dio, il negozio è strutturato a zone: chitarre e bassi (con relativi angoli prova), ottoni, percussioni e batterie, ance, tastiere e pianoforti, impiantistica e effetti. Sbalordito.

Ad ogni modo, io sono entrato nell’ala di mio interesse iniziando con le acustiche…  Ibanez, Takamine, Martin (queste ultime gelosamente celate da preziosi bag) passando alla elettriche Epiphone e Gibson (ma quant’è bella la GS?), e poi le semiacustiche, successivamente ai bassi, un giro tra gli ampli e relative testate per arrivare infine là, dove dico io.

Lo spettacolo che mi si è presentato davanto agli occhi mi ha fatto un certo effetto, non ero più abituato a  così “tanta roba”, un tripudio di Strato e Tele, non sapevo più che pesci pigliare, cavolo… (qui ci stava bene anche l’hashtag del momento, lo svelo in privato).

Un attimo di calma per razionalizzare e il mio occhio cade là, sono anni che in background  macino l’idea, da quando poi ho un collega che brucia pagine di rock come me, pare che il fuoco abbia ripreso a ardere :-)

Il commesso deve aver visto i miei occhi ed è bastato un gesto, l’ha staccata dal muro e me l’ha messa in mano, jack nel Marshall e Telecaster Baja Mex a tracolla. La Mex costa un po’ meno (un bel po’) dell’americana, ma il sound è molto molto buono, garantisco, il twang che ho sempre bramato. Mani sudate, salivazione cavallina e proprio nello stesso momento in cui comincio a fare qualche giretto blues, di là uno sconosciuto, casualmente, imbraccia una Strat e comincia a lavorarci sopra, non ci si vedeva nemmeno, immersi in muri di coni e testate, ma si sa, quando di mezzo ci sono le dodici battute non serve nemmeno guardarsi.

E’ durato poco eh, qualche minuto forse, ma è stato come tornare indietro, quando ci credevo davvero e mi ero perfino portato a casa, oltre alla storica acustica, un’elettrica Ibanez con ponte Floyd Rose, tanti anni fa…

Che dire? Aspettiamo. Ho deciso di prendermi un po’ di tempo per qualche valutazione, ma ce l’ho già nel cuore.

 

La mcdonaldizzazione

La Mcdonaldizzazione

… Un mondo mcdonaldizzato è dominato dunque da prodotti omogenei. Big Mac, uovo McMuffin e pollo McNuggets sono sempre identici da un posto all’altro.
Poi, tecnologie tipo il nastro trasportatore di Burger King’s, come le friggitrici e i distributori di bibite in tutta l’industria del fast food, sono rigide come molte di quelle adoperate nella catena di montaggio di Ford.

La routine lavorativa nei ristoranti fast food è altamente standardizzata; lo sono persino le parole che il commerciante rivolge al cliente. E in aggiunta le mansioni sono dequalificate, non richiedono pressoché nessuna abilità.

I lavoratori sono anch’essi omogenei, e il comportamento dei clienti viene omogeneizzato dalle pretese del ristorante fast food (per esempio, non ci si può azzardare a chiedere un tipo insolito di hamburger).

Gli addetti nei locali possono essere considerati un agglomerato di elementi intercambiabili. Infine ciò che viene consumato, e il modo come lo si fa, è omogeneizzato dalla mcdonaldizzazione…

 

 

 

 

 

Foster The People

 

Non so voi, ma a me questo pezzo è proprio piaciuto. Il resto dell’album è fuffa allo stato puro, ma questo (video compreso) l’ho trovato una piccola chicca.

 

 

Only Love Can Break Your Heart

Neil Young - Only Love Can Break Your Heart

 

When you were young
and on your own
How did it feel
to be alone?
I was always thinking
of games that I was playing.
Trying to make
the best of my time.

But only love
can break your heart
Try to be sure
right from the start
Yes only love
can break your heart
What if your world
should fall apart?

I have a friend
I’ve never seen
He hides his head
inside a dream
Someone should call him
and see if he can come out.
Try to lose
the down that he’s found.

But only love
can break your heart
Try to be sure
right from the start
Yes only love
can break your heart
What if your world
should fall apart?

I have a friend
I’ve never seen
He hides his head
inside a dream
Yes, only love
can break your heart
Yes, only love
can break your heart

Cortecce con ricotta, erbette e pancetta affumicata

Cortecce ricotta, erbette e pancetta

Ingredienti per quattro persone:

 

Esecuzione:

Sbollentate le erbette per qualche minuto, nel frattempo scaldate un filo d’olio in un tegame antiaderente e buttateci un velo d’aglio e una manciata di pinoli, appena caldo e arrostiti un pochino i pinoli unite le erbette, tagliate grossolanamente, con un pizzico di sale e una macinata di pepe. A cottura ultimata mettete tutto in una ciotola.

Fate abbrustolire leggermente le 16 fette di pancetta rigirando le fette su loro stesse con una pinza da cucina. Usate pancetta buona ovviamente, sarà lei a dare carattere al piatto, io ho preso un ottimo prodotto dell’alto adige.

Appena pronta mettene 8 fette da parte e il resto riducetela a listarelle di un centimetro circa.
La pancetta che avete messo da parte la userete per decorare il piatto con un paio di fette per persona.

Versate ora un altro filo di extra vergine nel tegame e ponetevi la ricotta a fuoco lento, aggiungete anche qui un pizzico di sale e noce moscata, lasciate che il formaggio pian piano perda consistenza, un paio di minuti circa, poi unite tutto il resto: erbette, pinoli, listarelle di pancetta.
Lasciate andare pochi secondi affinché tutto si amalgami.

Appena pronta la pasta scolatela e unitela al preparato con un filo di acqua di cottura, saltatela per un minuto circa e servitela nei piatti precedentemente guarniti con le fette di pancetta abbrustolita.

In tavola fate trovare qualche manciata di formaggio grana, dona un ulteriore vena di carattere alle vostre cortecce.

Buon appetito.

 

A scuola di tecnologia

Le lezioni di Graziano

Stamattina mi sono commosso. Facendo ordine tra le mie decine di cartellette e documenti (fisici) mi sono capitati tra le mani questi fogli, manoscritti. Scritti per me.

Eravamo agli albori di internet (almeno per quanto la conosciamo come utenti tipo) e un amico ingegnere, scomparso qualche anno fa, con le sue istruzioni, mi stava preparando al “nuovo” lavoro aiutandomi nella presa di coscienza e confidenza verso i nuovi termini e le più moderne tecnologie.

Per lui un notevole sforzo, aprire un po’ la mia mente rattrappita dev’essere stato un lavoro gravoso e impegnativo, semmai fosse riuscito nell’impresa.

Quanto tempo e lavoro gratuito mi ha regalato, quanti bei pomeriggi ho passato in sua compagnia, tra “lezioni”, scambi amichevoli di opinioni e modi di intendere vita e lavoro. Ricordo in particolare le diatribe Winzozz vs Linux, tra lui e l’amico Luca con la supervisione di Paolo, dopo un paio delle loro esposizioni io ero già in pappa, ma letteralmente sempre a bocca aperta quando mi era dato di capire qualche sfumatura del loro confrontarsi su tecnologie a me oscure, al limite del soprannaturale.

Graziano è stato una delle persone più care e generose che abbia mai conosciuto, uno che della condivisione del sapere non ne ha mai fatto un segreto.
Mi ha sempre seguito con energia, amicizia, vera voglia di condividere ciò che sapeva e che voleva realizzare, da vero amico e senza mai chiedere nulla in cambio.

Il suo impegno era animato da passione viva, purtroppo la stessa che aveva per motori e auto sportive.

Grandissimo Graziano. Grazie.

 

 

Mostra fotografica al paesello

Nelle date 2/4/5 giugno abbiamo organizzato una mostra collettiva di fotografia con la collaborazione del Comune di Verolavecchia e l’assessorato alla cultura. Una cosa semplice, povera oserei dire, a tema libero, ma organizzata con passione, per cogliere il bello, e perché no, anche un briciolo di poesia in ciò che ci circonda del nostro quotidiano.

Il tema è libero, gli scatti rappresentano dei semplici attimi di vita: la gita in montagna del weekend, le vacanze estive al mare, i due passi nelle nostre campagne, le rondini nei sottotetti, mangiafuoco alla festa del paesello.

Nessun viaggio quindi, se così si può dire, ma solo uno sguardo sulle nostre giornate, sul nostro “vivere ogni giorno”.

Se passate da queste parti fate un salto all’ex sede della Polizia Locale; data l’estrema sobrietà dell’evento, locali compresi, non nomino nemmeno il termine “vernissage”, se però siete appassionati di fotografia e vi aggrada l’idea di incontrare un gruppo di amici per condividere la vostra passione, vi prometto qualche attimo di felicità.

Per orari e dettagli consultate l’evento su Facebook. Qui invece il volantino in formato pdf.

 

Espongono:

Gli Orari di apertura al pubblico:

 

 

 

Barney Panofsky

La versione di Barney

Invece io Terry lo trovavo interessante, a suo modo. Tutti quanti noi, all’epoca, vivevamo nella più beata incoscienza, e non ce ne importava un fico secco di quanti anni avessimo: ventitré, ventisette, era lo stesso.

A quel che ci restava da vivere non pensavamo proprio. Forse perché i colpi cadevano ancora nella terra di nessuno, se vogliamo usare una metafora bellica. Terry invece era l’unico a rendersi conto di essere giovane, e di star vivendo il suo “periodo parigino”.

Per cui la vita non era una cosa da godere e disperdere, come il seme di Onan: era una precisa responsabilità, una piccola rendita da mettere a frutto. Una specie di album da colorare, che riempiva con la massima cura autobiografica, l’occhio rivolto a quello che avrebbero pensato i critici di domani.

 

Fausto Colombo

Fausto Colombo

“… Fosse solo per questo, vorrei che ci si ricordasse della mia generazione. Non come la generazione degli anni di piombo, ma di quella che è riuscita a passarci attraverso stringendosi agli amici, facendo tardi al bar prima che le discoteche esistessero davvero, imparando a scherzare sulla vita degli adulti e sul mondo che faceva paura. E vorrei che la nostra generazione non si dimenticasse di se stessa, perché è unica, come ogni generazione, ma contiene dentro di sé un’utopia dolce, una speranza che magari non si è realizzata, ma che è bene che stia là, a ricordare che le cose possono cambiare, che possiamo essere la storia, o almeno provarci, che l’amicizia e le persone contano…”

Fausto ColomboTratto da “Boom – Storia di quelli che non hanno fatto il ’68

Fidelin di mare

Il giorno prima ho preparato il pesto di rucola. l’ho lasciato riposare per una notte, nel mio immaginario diventa più buono :-) sughi e umori si uniscono in un composto magicamente prelibato. Gli spaghettini (Fidelin) sono un prodotto tipico della Val Chiavenna, prodotti con farina integrale di grano saraceno, li ho trovati al Bennet qui a Verolanuova, molto buoni e dal gusto dolce e delicato. Il pesce me l’ha dato invece l’amica Giovanna della pescheria Conad. Bando alle ciance.

Ingredienti

Pesto:

Pesce:

Preparazione

Pesto:
Ho frullato tutti gli ingredienti del pesto per circa cinque minuti e l’ho successivamente riposto in una ciotola lasciandolo riposare, come dicevo nell’introduzione, per una notte.
Ho pulito e lavato per bene i gamberi privandoli del filetto nero, pulite anche le capesante tagliandole poi a filetti dello spessore di circa mezzo centimetro.

Pesce:
In un tegame antiaderente, con due cucchiai di extravergine e un velo sottilissimo d’aglio, ho saltato i gamberi e le capesante aggiungendo a metà cottura circa una spruzzatina di vino bianco e un pizzico di sale.
Scolati gli spaghettini nel tegame ho aggiunto il pesto a fuoco bassissimo e dopo qualche istante ho aggiunto il pesce lasciando andare il tutto per qualche secondo, il tempo appunto di amalgamare e distribuire per bene tutti gli ingredienti (qui una foto più grande).
Un piatto semplicissimo e molto appetitoso, delicato il pesce che, unito a questa qualità di spaghetto, offre un’accoppiata di gusti davvero molto interessante. Il pesto di rucola da alla ricetta quella parte “di terra” che completa il piatto della nostra domenica.

Vinello bianco fresco, buono, a scelta.

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