Pilastri, amore e buchi neri

Preambolo

Samattina ero in giro per clienti e passando in una piazzetta della città in cui lavoro ho notato questa delicata e commovente dichiarazione di un giovane innamorato. Tenendo in considerazione il numero di divorzi e separazioni verrebbe da ridere, della serie faccio faccio faccio… e poi disfo.

Evidentemente la società, i costumi e le abitudini sono cambiati, atteggiandoci ai “veri” protagonisti” delle vita quotidiana anche noi gente normale cadiamo in tentazione e in nome dell’indipendenza e dell’emancipazione il più delle volte ci dimentichiamo delle promesse e dei giuramenti, ovunque essi siano stati pronunciati.

Fine del preambolo.

Per quanto riguarda invece gli ipotetici buchi neri, che partendo dal CERN potrebbero inghiottire la terra proprio questa settimana dando luogo alla vaporizzazione della razza umana in toto, mi veniva in mente il giovanotto di cui sopra, ma più in generale tutti gli innamorati che stanno vivendo ora in un mondo felice e parallelo, che per certi versi potrebbero pensare a questo genere di esperimenti quasi come ad una liberazione, ad una sublimazione della loro felicità in eterno. Quanto gli importerà ad una coppia di innamorati, là nel “loro mondo”, degli eventuali rischi che il pianeta stà correndo nelle mani dei luminari? Il loro pianeta primario ora è Elisa, che piova, che faccia caldo, che nevichi o ci sia tempesta per loro poco importa, l’importante è che lei sia li accanto a loro, anche nel centro di un buco nero. Un sentimento di una potenza incontenibile l’amore.

Affascinantissimo invece l’esperimento in territorio svizzero, mi stà emozionando oltremodo, vedere Rubbia e la Gianotti così eccitati e la macchina delle macchine funzionare nelle simulazioni mi ha infuso una curiosità che da tempo non provavo. Che scopriranno? Cosa riusciranno a vedere? Ci saranno risposte più vere ed esaudienti ai nostri eterni dubbi “sul prima della vita e dopo la morte”, o sullo stereotipatissimo “cosa facciamo da dove veniamo dove andiamo”?

E l’universo? C’era prima o è arrivato dopo? E quando non c’era, al suo posto che c’era?

A volte in certe sere d’estate guardando all’insù il cielo stellato mi prende un vuoto allo stomaco, non sai più che pensare e dove posare lo sguardo davanti ad uno spettacolo tanto indescrivibile. Lo diamo per scontato, ce l’abbiamo sulla testa da sempre, è sempre stato lì, ma osservando all’insù e ponendoci qualche domanda improvvisamente cresce la possibilità di sentirci piccoli e persi in chissà quale angolo dell’universo.

Riusciranno un giorno i nostri scienziati a toglierci un pò di quel vuoto o per noi rimarrà sempre un mistero indecifrabile? Dovremo continuare a crearci e rincorrere polarizzanti surrogati o ci sarà veramente una possibilità che una cosa, un qualcuno più grande di noi ci abbia “fabbricati” posati qui e che ci guardi ormai stomacato di quello che stiamo combinando?

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