Douglas Adams

Douglas Adams era un celebre scrittore umorista del panorama inglese, egli è scomparso qualche anno fa. Fu il creatore, tra l’altro, della serie “Guida galattica per autostoppisti“, da cui fu tratto un fulminato film da vedere nelle sere in cui il mondo non ha più niente da dirci :-). Portano la firma di Douglas le tre leggi fondamentali per la percezione del progresso:

Leggendo per la prima volta qualche giorno fa questi tre assiomi non ho potuto fare a meno di pensare a quanto io sia spesso catastrofico, integralista e parecchio trombone.

Odio infatti Gardaland e i parchi acquatici in genere, non sopporto i MacDonald e ciò che danno da mangiare a chi li frequenta, abolirei i reality e chiuderei gli stadi, dopo tanti anni di astinenza di quel genere di locali non riesco ancora a comprendere il motivo per cui ora, in discoteca, si cominci a ballare dopo l’una di notte.

Devo fare qualcosa, lo sò, mia figlia cosa penserà di me? Voglio però che prima o poi si ricreda.

Gabriel Garcia Marquez

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.

I veri eroi della chitarra… e mandolino

E mentre i più, pigiano tasti sui pad di Guitar Hero, questi quattro eroi (ormai) si “esibiscono” in una session casalinga, con tanto di cagnolone vagante, che mi commuove.

Bravi giovani, alta la bandiera del vero spirito acustico!

Margherita Dolce Vita

“Perciò io, che sono una bambina in scadenza, penso:

Ebbene sì, sono polemica.”

Aldo Busi

Bisogna ribellarsi finchè si è in tempo, fintanto che ciò che subiamo non viene a tal punto interiorizzato e fatto nostro da sembrarci così e basta; bisogna espellerlo, creare un margine fra sé e la propria sofferenza, non permetterle di fagocitarci, di usare i nostri pronomi al nostro posto, non lasciarle dire “io”; bisogna ribellarsi sempre, ributtarla fuori, in faccia a chi te la fa subire, sconfiggerla o farne un’arma tagliente sempre sospesa, che serva come contrappeso nei contratti, che diventi denaro contante, cioè capitale, cioè forza contrattuale.

Yusuf, San Silvestro, lo Spiedo e gli amici

La spinta per mettermi a scrivere questo post me l’ha data proprio Yusuf (prima della conversione Cat Stevens).

Vi avevo già parlato dello spiedo e dell’atmosfera particolare che si crea intorno a questo piatto che diventa, per gli amici raccolti intorno ad esso, un vero e proprio evento, un inno all’amicizia, alla vita e alla condivisione.

Proprio per la cena di San Silvestro si è deciso in tal senso, ha pensato Pelo ad organizzare gran parte della preparazione, i più generosi e passionari si sono offerti per l’infilzaggio delle carni e per il lungo pomeriggio che richiede la cottura perfetta della ricetta bresciana.

Io sono arrivato a far loro compagnia più tardi a lavori quasi ultimati, tant’è vero che sono stato ufficialmente nominato il polentaio ufficiale della serata, principalmente per due motivi: il primo e che potrei essere considerato in ritardo vista la lunga preparazione del piatto, il secondo proprio perchè mi sono occupato delle polente, con l’aiuto di Beppe appena dopo l’opera di frusta per “destrempà” la farina.

Immaginate questo inverno, neve , freddo, un cortile tra i più antichi del paesello, abitazioni e muri limitrofi addossati alla casa del povero nonno di Pelo, entrate e passaggi in comune, porte sempre aperte a far da confine tra un tratto e l’altro della corte, silenziosa e scura come una volta. Fuori fa freddo e si ha tanta voglia di sentire il tepore di una stufa. La casa del nonno con cotto antico al pavimento, un vecchio camino focheggiante e travi in legno per soffitto, ai muri opere e foto che stillano gli anni d’oro ad ogni sguardo, la voglia di bello, di cambiar suonata e la ricerca di una profondità aimè in gran parte andata a ramingo.

Musica ovviamente in sottofondo, anche l’impianto è di quegli anni la, si vede, un vecchio Rotel che non tradisce e che già allora stava una spanna sopra al resto, anche il suono ascoltandolo bene ti tuffa nel passato di almeno 25/30 anni, caldo, pacato e probabilmente anche poco fedele, ma che nel contesto non fa rimpiangere ne desiderare nulla di diverso, va bene così.

Le due macchine girano piano piano, senza rumore e senza disturbo, liberando solo profumo di spiedo, noi quattro o cinque o sei… li intorno, chi in piedi, chi seduto, col bicchierino di Cortese a scaldar l’animo, parlando del più e del meno, dei figli, della vita, dei conti che spesso non tornano, ma quasi sempre col sorriso sulle labbra e nel cuore, in relax. Una battuta, tante battutacce, si assaggia lo spiedo e si beve un goccio incontrando i bicchieri.

Il camino arde e produce piccole braci da buttare sul fuoco lento degli spiedi, per cucinare la nostra cena, cos’è più slow food dello spiedo? Ad un certo punto è un universo parallelo, vuoi per il bicchierello, vuoi per l’atmosfera ormai lontana anni luce dalla velocità e dallo stress quotidiani. Ci sono momenti di silenzio in cui è il fuoco a raccontare la sua storia, nessun imbarazzo, nessun timore, siamo lì.

Il Jack dice al Pelo: “metti Yusuf dai!” Io strabuzzo gli occhi e lui mi spiega al volo di chi si tratta, un pozzo di sapere in musica il Jack. Cavolo! Mi era proprio scappata questa! Il vecchio Cat, dopo la conversione all’Islam si fa chiamare così, sapevo della sua virata ma mi ero evidentemente perso qualche dettaglio. Stevens in “An Another Cup” fa il verso, credo, ad un titolo di un suo vecchio album: “Tea For The Tillerman & Teaser And Firecat”, una pietra miliare per ogni amante della musica, vero e proprio concentrato di qualità e di pezzi indimenticabili, di musica fatta per essere ascoltata ancora prima che da vendere, un pò l’opposto di quanto fanno oggi le case discografiche. Il pezzo più famoso e che tutti quelli della mia età hanno cantato almeno una volta intorno ad un fuoco è Wild World, la ricordate?

Anche quest’ultimo album convince, i pezzi sono tutti belli e senza particolari cadute di tono o che facciano pensare ad un “riempi-cd”, un gran bel lavoro, ben prodotto, ottimi suoni e strumentisti di livello. Mette d’accordo archi, fiati, pianoforte, chitarre, voci e coretti, atmosfere ora occidentali ora richiamanti l’oriente, in “I Think I See the Light” aleggia perfino il fantasma di Manzarek & C. con una gran carica, ma soprattutto un disco di pace e di spirito, di musica a tutto tondo, Yusuf è alla ricerca da molti anni ormai, e lo si avverte, non un disco banale, una ricerca appunto, di nuovo. Anche i rarissimi clap in controtempo non lasciano pensare a produzioni facili e a schiaffi di effetto, il suo arpeggio acustico mai sopra le righe ma suonato bene e col cuore, il suono del legno, un pianoforte dolcissimo i ritmi dispari e la sua voce calda che ti mette di buon umore e ti conforta, come un amico. Tra i pezzi perfino una personalissima e indovinata versione di Don’t Let Me Be Misunderstood arrangiata con grandissimo gusto.

Un tuffo nel passato con i piedi nel presente, una sorta di Time Machine ecco, sai che dietro c’è tutto nonostante non lo si veda,  ti basta un attimo per toccarlo di nuovo sentendone perfino gli odori.

Lo spiedo e pronto.

Malefico Suitcase

Ieri sera mi sono trovato per le mani una copia autentica, con tanto di bella scatola in cartone, di Extensis Suitcase, un gestore di font usato in ambito professionale su piattaforma Mac.

Ricordando i trascorsi con Win, dove avevo installato centinaia di font fino a rendere il sistema fiacco, ho voluto provare il tool di Extensis che permette di caricare di volta in volta il carattere adatto al lavoro da svolgere, senza sfiancare il sistema con pesantissimi caricamenti di font all’avvio del sistema.

Ebbene, non sono riuscito a finire l’installazione che il povero iMac ha cominciato a darmi strani messaggi… tra l’altro Suitecase non è mai partito, ho disinstallato, reinstallato ma nulla, di Suitecase vedevo solo l’icona nella cartella delle applicazioni, lanciandola il nulla più assoluto, se non una piccola dialog-box che mi chiedeva se volevo che il programma cercasse aggiornamenti all’avvio.

Alla fine, con l’aiuto di uApp, ho rasato tutto pensando di aver chiuso con i piccoli problemi di cui sopra. Invece no, all’avvio di Illustrator e di Indesign mi apparivano le due finestre riportate nell’immagine del post.

Dopo varie consultazioni, su e giù dai forum, il buon Dario mi ha suggerito di cercare i plug-in del tool di Extensis nelle rispettive cartelle di Adobe, trovati, cancellati, spariti i messaggi….uffff…