Internet mangia tutto

Da qualche periodo, da quando il numero dei computer in casa è pari alle persone che ci vivono, mi trovo spesso in catalessi ansiosa, pensando a come in questi ultimi anni la rete si stia prendendo gran parte del nostro tempo e delle nostre informazioni. Apparentemente sembra che qualsiasi cosa la si faccia in rete: amicizie, relazioni, shopping, comunicazione, informazione, musica, letture, passioni, lavoro… tutto insomma, una sorta di traslazione della vita reale gli si è affiancata e spesso prende il sopravvento su di essa.

Per staccarsi da internet bisogna desiderarlo, visceralmente, oppure trovarsi infrastrutturalmente menomati.

Vado in ansia guardando i nostri ragazzi, pre-adolescenti nel mio caso, e penso ai dati che la rete esige e chiede loro continuamente (login, indirizzi virtuali e fisici, codice fiscale a volte, numeri di telefono, ecc.) per essere utilizzata nel suo complesso. A volte assisto ai loro conpulsivi “flussi” foto-commento-tag-condivisione. Per loro il problema non esiste, i flussi di informazioni escono dalle loro schede di rete verso il network senza il minimo dubbio. Non sussiste proprio il dubbio intendo.

In rete spesso ci si sbilancia, parecchio anche, e mentre il TG passa l’ennesimo stupro del mostro della rete io mi chiedo cosa ne può essere di tutti i dati che alla rete forniscono (forniamo). Chi li gestisce? Chi li manovra? I geotag sono proprio così innocui? I contatti, i dati personali ora sono merce preziosa, una risorsa, la base stessa del web per certi versi. Connettersi a internet è come percorrere le vie di un suk, un mercato globale, ovunque mano tese in cerca di qualcosa: “vuoi fare questo? Dammi i tuoi dati”

Penso a quelli che condividono/condividiamo sui blog, sui social network, con sconosciuti nella maggior parte delle situazioni: pensieri, fotografie che li ritraggono in momenti che potremmo anche definire “privati”, storie di desideri, di sogni, del come passano le giornate, cosa mangiano, del compleanno, della scuola. Penso alle fotografie, alle centinaia di situazioni che mostrano/mostriamo ad altrettante centinaia di sconosciuti sparsi in tutto il pianeta.

La rete, per un minorenne, può essere un pericolo? I dati forniti all’istante e senza rifletterci troppo vengono trattati con buon senso e controllati perché sia certa la loro salvaguardia e veridicità?

Mi vien da pensare, se i dati sensibili li carpiscono a noi adulti con subdoli sotterfugi e tonnellate di spam truffaldino, per le menti meno maliziose, può essere un rischio mandare online nomi, indirizzi, fotografie e informazioni di localizzazione? I genitori della mia generazione si porranno i miei stessi dubbi? Chi incontra in rete mio figlio? A chi concede la sua amicizia?

Oppure il digital divide mette padri e madri fuori gioco e i nativi digitali, in qualche maniera, prendono il largo senza alcun controllo?

Sento spesso nel mio ambito genitoriale frasi del tipo “che ci farà tutto il giorno mio figlio attaccato a internet?” Io aggiungerei “a quale tipo di contenuti accede mio figlio durante le sue sessioni in rete? Avrà detto a qualcuno come si chiama e dove abita, avrà condiviso contatti telefonici o fotografie? O quali sono i suoi desideri più intimi?” Un genitore che non conosce internet, e più nello specifico i social network, rischia di rimanere in parte escluso dal contesto educativo? I ragazzi gli possono raccontare qualsiasi cosa e lui non se ne deve curare più di tanto oppure da parte sua va fatto, o è possibile fare, uno sforzo per capire come funziona “la grande rete”?

E anche, studiare e riflettere con il pc acceso per molte ore al giorno, aiuta una giovane mente a crescere/maturare nel modo “corretto”? MSN, Facebook, Twitter, Flickr sono distrazioni o viceversa sono per loro fonte di ispirazione e stimolo? In quale misura? Un genitore ha il dovere di regolamenantare l’accesso alla rete dei proprio figli? Come? A ore? Per scelta dei contenuti o per giorni pari o dispari?

Studiare con un riferimento onnipresente come Wikipedia aiuta lo studio? Le ricerche fatte in camera, col pc acceso, hanno lo stesso valore e stimolo del pomeriggio in biblioteca con un paio di amici o sono dei semplici copia/incolla di cui ci si deve vergognare a prescindere?

Il mio dubbio è: internet, le applicazioni sviluppate per internet, le sto percependo come un mostro mangia tutto alla pari di chi diceva che il treno avrebbe portato alla fine del mondo o è lecito che come genitore mi ponga dei dubbi su questa stravolgente invenzione che sta ri-cambiando il mondo?

Comments

3 Responses to “Internet mangia tutto”

  1. Ilaria Mauric on settembre 6th, 2010 08:07

    Così come non controlliamo i nostri ragazzi quando escono di casa, allo stesso modo non possiamo sapere come usano internet. Internet, però, ha il rischio maggiore della sensibilità dei dati, dell’anonimato, della facilità con cui è facile raggiungersi e della distanza. Io credo che alla fine sia sempre un problema di educazione, autorità e presenza che i genitori devono far sentire.
    Sono fortunati i figli i cui genitori hanno questi dubbi… :)

  2. Jack on ottobre 10th, 2010 17:41

    Come fare di tutta l’erba un fascio.
    1. Non è quasi mai necessario fornire dati personali importanti, a meno che non si tratti di acquisti o iscrizioni a social network(che per definizione servono a condividere questo tipo di dati, chi acconsente lo sa)

    2.Su internet, per quanto riguarda i reati di violenza psicologica, basta spegnere il pc, e il problema si è concluso.

    3. Per quanto riguardai l furto d’identità, in caos si scopra qualcuno colpevole di questo ai nostri danni, basta una chiamata alle forze dell’ordine e il problema is risolve in poco tempo.
    Per quanto riguarda la privacy, qualsiasi sito simil-YouTube ha un servizio d’assistenza pronto a risolvere problemi di questo tipo, eliminando le foto o i video che ci ritraggono, se questo è necessario.
    Se il video/immagine l’abbiamo uploadata noi, il problema non sussiste perché la responsabilità è nostra.

    4.La quantità di dati e di informazioni accessibili da internet è enorme, le possibilità di apprendimento sono elevatissime e il problema della non-veridicità è facilmente eludibile dai commenti, dai feedback e dai confronti.

    In definitiva, a meno che non si abbia la coda di paglia, non vedo che cosa ci sia di sbagliato nel condividere i propri interessi, le proprie passioni e le proprie paure con il mondo.
    Condividere ed apprendere il parere degli altri su internet è infinite volte meglio di recepire il messaggio di pochi direttori e registi guardando la tv, infinitamente meglio di leggere lo scritto di un solo giornalista su di un supporto cartaceo.

    La possibilità di far questo prettamente in modo gratuito, poi, trasforma questa possibilità in uno strumento d’inimmaginabile potenza, a disposizione di tutti noi. Avere paura usarlo per paura delle conseguenze dell’uso è come porsi un muro di gomma di fronte.
    I serial killer, i pedofili e gli stalker non si debellano levandogli il modo di trovare vittime, ma trovandoli e prevenendo la nascita di menti malate.

  3. Giankino on ottobre 14th, 2010 21:04

    Jack, sono pensieri di genitore, che non vieta nulla ma che si pone anche dei dubbi, credo legittimi, rispetto all’educazione dei propri figli. Probabilmente non abbiamo la stessa certezza e coscienza di ciò che è o che sta diventando questo incredibile e potentissimo strumento. Dipenderà forse, credo, anche dalla differenza di età?

    Dal mio punto di vista non è internet in se il nemico, ma ho dei dubbi a volte, rispetto al metodo del suo utilizzo.

    Non è questione ne di erba ne di fascio ne di paglia, è probabilmente il punto di partenza per cominciare a ragionarci sopra e prendere coscienza, anche rispetto ai propri figli, che il mondo sta cambiando velocemente.

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