Mostra fotografica al paesello
Nelle date 2/4/5 giugno abbiamo organizzato una mostra collettiva di fotografia con la collaborazione del Comune di Verolavecchia e l’assessorato alla cultura. Una cosa semplice, povera oserei dire, a tema libero, ma organizzata con passione, per cogliere il bello, e perché no, anche un briciolo di poesia in ciò che ci circonda del nostro quotidiano.
Il tema è libero, gli scatti rappresentano dei semplici attimi di vita: la gita in montagna del weekend, le vacanze estive al mare, i due passi nelle nostre campagne, le rondini nei sottotetti, mangiafuoco alla festa del paesello.
Nessun viaggio quindi, se così si può dire, ma solo uno sguardo sulle nostre giornate, sul nostro “vivere ogni giorno”.
Se passate da queste parti fate un salto all’ex sede della Polizia Locale; data l’estrema sobrietà dell’evento, locali compresi, non nomino nemmeno il termine “vernissage”, se però siete appassionati di fotografia e vi aggrada l’idea di incontrare un gruppo di amici per condividere la vostra passione, vi prometto qualche attimo di felicità.
Per orari e dettagli consultate l’evento su Facebook. Qui invece il volantino in formato pdf.
Espongono:
- Adriano Podestà
- Andrea Cherubini Grumelli
- Giancarlo Laffranchi (il sottoscritto)
- Pierbattista Bordonali
Gli Orari di apertura al pubblico:
- Giovedi 2 Giugno 10,00-12,00/15,00-18,30
- Sabato 4 Giugno 20,00-22,00
- Domenica 5 Giugno 10,00-12,00/15,00-18,30
Barney Panofsky
Invece io Terry lo trovavo interessante, a suo modo. Tutti quanti noi, all’epoca, vivevamo nella più beata incoscienza, e non ce ne importava un fico secco di quanti anni avessimo: ventitré, ventisette, era lo stesso.
A quel che ci restava da vivere non pensavamo proprio. Forse perché i colpi cadevano ancora nella terra di nessuno, se vogliamo usare una metafora bellica. Terry invece era l’unico a rendersi conto di essere giovane, e di star vivendo il suo “periodo parigino”.
Per cui la vita non era una cosa da godere e disperdere, come il seme di Onan: era una precisa responsabilità, una piccola rendita da mettere a frutto. Una specie di album da colorare, che riempiva con la massima cura autobiografica, l’occhio rivolto a quello che avrebbero pensato i critici di domani.

