Verolavecchia – Dibattito sulla droga

Giovedì 26 marzo alle ore 20.30 a Verolavecchia (BS), presso l’auditorium della BCC, in collaborazione con Ass.Cult. Contattodiretto e con il patrocinio del Comune di Verolavecchia si terrà un dibattito sulla droga.

Introdurranno:

Cav. Zorza
Presidente BCC di Verolavecchia

Prof. Zanetti
Sindaco di Verolavecchia

Monica Peci
Assessore ai servizi sociali

Interverranno:

Dottoressa Alberti
SERT-ASL Leno

Dottoressa Dorico
SERT-ASL Leno

Dottoressa Antonelli
Responsabile Provinciale Comunità CEBS

Dottoressa Pisano
Segreteria Radicali Italiani

Capitano Propato
Comandante Caserma Carabinieri di Veolanuova

Douglas Adams

Douglas Adams era un celebre scrittore umorista del panorama inglese, egli è scomparso qualche anno fa. Fu il creatore, tra l’altro, della serie “Guida galattica per autostoppisti“, da cui fu tratto un fulminato film da vedere nelle sere in cui il mondo non ha più niente da dirci :-) . Portano la firma di Douglas le tre leggi fondamentali per la percezione del progresso:

Leggendo per la prima volta qualche giorno fa questi tre assiomi non ho potuto fare a meno di pensare a quanto io sia spesso catastrofico, integralista e parecchio trombone.

Odio infatti Gardaland e i parchi acquatici in genere, non sopporto i MacDonald e ciò che danno da mangiare a chi li frequenta, abolirei i reality e chiuderei gli stadi, dopo tanti anni di astinenza di quel genere di locali non riesco ancora a comprendere il motivo per cui ora, in discoteca, si cominci a ballare dopo l’una di notte.

Devo fare qualcosa, lo sò, mia figlia cosa penserà di me? Voglio però che prima o poi si ricreda.

Yusuf, San Silvestro, lo Spiedo e gli amici

La spinta per mettermi a scrivere questo post me l’ha data proprio Yusuf (prima della conversione Cat Stevens).

Vi avevo già parlato dello spiedo e dell’atmosfera particolare che si crea intorno a questo piatto che diventa, per gli amici raccolti intorno ad esso, un vero e proprio evento, un inno all’amicizia, alla vita e alla condivisione.

Proprio per la cena di San Silvestro si è deciso in tal senso, ha pensato Pelo ad organizzare gran parte della preparazione, i più generosi e passionari si sono offerti per l’infilzaggio delle carni e per il lungo pomeriggio che richiede la cottura perfetta della ricetta bresciana.

Io sono arrivato a far loro compagnia più tardi a lavori quasi ultimati, tant’è vero che sono stato ufficialmente nominato il polentaio ufficiale della serata, principalmente per due motivi: il primo e che potrei essere considerato in ritardo vista la lunga preparazione del piatto, il secondo proprio perchè mi sono occupato delle polente, con l’aiuto di Beppe appena dopo l’opera di frusta per “destrempà” la farina.

Immaginate questo inverno, neve , freddo, un cortile tra i più antichi del paesello, abitazioni e muri limitrofi addossati alla casa del povero nonno di Pelo, entrate e passaggi in comune, porte sempre aperte a far da confine tra un tratto e l’altro della corte, silenziosa e scura come una volta. Fuori fa freddo e si ha tanta voglia di sentire il tepore di una stufa. La casa del nonno con cotto antico al pavimento, un vecchio camino focheggiante e travi in legno per soffitto, ai muri opere e foto che stillano gli anni d’oro ad ogni sguardo, la voglia di bello, di cambiar suonata e la ricerca di una profondità aimè in gran parte andata a ramingo.

Musica ovviamente in sottofondo, anche l’impianto è di quegli anni la, si vede, un vecchio Rotel che non tradisce e che già allora stava una spanna sopra al resto, anche il suono ascoltandolo bene ti tuffa nel passato di almeno 25/30 anni, caldo, pacato e probabilmente anche poco fedele, ma che nel contesto non fa rimpiangere ne desiderare nulla di diverso, va bene così.

Le due macchine girano piano piano, senza rumore e senza disturbo, liberando solo profumo di spiedo, noi quattro o cinque o sei… li intorno, chi in piedi, chi seduto, col bicchierino di Cortese a scaldar l’animo, parlando del più e del meno, dei figli, della vita, dei conti che spesso non tornano, ma quasi sempre col sorriso sulle labbra e nel cuore, in relax. Una battuta, tante battutacce, si assaggia lo spiedo e si beve un goccio incontrando i bicchieri.

Il camino arde e produce piccole braci da buttare sul fuoco lento degli spiedi, per cucinare la nostra cena, cos’è più slow food dello spiedo? Ad un certo punto è un universo parallelo, vuoi per il bicchierello, vuoi per l’atmosfera ormai lontana anni luce dalla velocità e dallo stress quotidiani. Ci sono momenti di silenzio in cui è il fuoco a raccontare la sua storia, nessun imbarazzo, nessun timore, siamo lì.

Il Jack dice al Pelo: “metti Yusuf dai!” Io strabuzzo gli occhi e lui mi spiega al volo di chi si tratta, un pozzo di sapere in musica il Jack. Cavolo! Mi era proprio scappata questa! Il vecchio Cat, dopo la conversione all’Islam si fa chiamare così, sapevo della sua virata ma mi ero evidentemente perso qualche dettaglio. Stevens in “An Another Cup” fa il verso, credo, ad un titolo di un suo vecchio album: “Tea For The Tillerman & Teaser And Firecat”, una pietra miliare per ogni amante della musica, vero e proprio concentrato di qualità e di pezzi indimenticabili, di musica fatta per essere ascoltata ancora prima che da vendere, un pò l’opposto di quanto fanno oggi le case discografiche. Il pezzo più famoso e che tutti quelli della mia età hanno cantato almeno una volta intorno ad un fuoco è Wild World, la ricordate?

Anche quest’ultimo album convince, i pezzi sono tutti belli e senza particolari cadute di tono o che facciano pensare ad un “riempi-cd”, un gran bel lavoro, ben prodotto, ottimi suoni e strumentisti di livello. Mette d’accordo archi, fiati, pianoforte, chitarre, voci e coretti, atmosfere ora occidentali ora richiamanti l’oriente, in “I Think I See the Light” aleggia perfino il fantasma di Manzarek & C. con una gran carica, ma soprattutto un disco di pace e di spirito, di musica a tutto tondo, Yusuf è alla ricerca da molti anni ormai, e lo si avverte, non un disco banale, una ricerca appunto, di nuovo. Anche i rarissimi clap in controtempo non lasciano pensare a produzioni facili e a schiaffi di effetto, il suo arpeggio acustico mai sopra le righe ma suonato bene e col cuore, il suono del legno, un pianoforte dolcissimo i ritmi dispari e la sua voce calda che ti mette di buon umore e ti conforta, come un amico. Tra i pezzi perfino una personalissima e indovinata versione di Don’t Let Me Be Misunderstood arrangiata con grandissimo gusto.

Un tuffo nel passato con i piedi nel presente, una sorta di Time Machine ecco, sai che dietro c’è tutto nonostante non lo si veda,  ti basta un attimo per toccarlo di nuovo sentendone perfino gli odori.

Lo spiedo e pronto.

Malefico Suitcase

Ieri sera mi sono trovato per le mani una copia autentica, con tanto di bella scatola in cartone, di Extensis Suitcase, un gestore di font usato in ambito professionale su piattaforma Mac.

Ricordando i trascorsi con Win, dove avevo installato centinaia di font fino a rendere il sistema fiacco, ho voluto provare il tool di Extensis che permette di caricare di volta in volta il carattere adatto al lavoro da svolgere, senza sfiancare il sistema con pesantissimi caricamenti di font all’avvio del sistema.

Ebbene, non sono riuscito a finire l’installazione che il povero iMac ha cominciato a darmi strani messaggi… tra l’altro Suitecase non è mai partito, ho disinstallato, reinstallato ma nulla, di Suitecase vedevo solo l’icona nella cartella delle applicazioni, lanciandola il nulla più assoluto, se non una piccola dialog-box che mi chiedeva se volevo che il programma cercasse aggiornamenti all’avvio.

Alla fine, con l’aiuto di uApp, ho rasato tutto pensando di aver chiuso con i piccoli problemi di cui sopra. Invece no, all’avvio di Illustrator e di Indesign mi apparivano le due finestre riportate nell’immagine del post.

Dopo varie consultazioni, su e giù dai forum, il buon Dario mi ha suggerito di cercare i plug-in del tool di Extensis nelle rispettive cartelle di Adobe, trovati, cancellati, spariti i messaggi….uffff…

Un messaggio di pace

Con uno dei più bei clip che abbia visto in rete nell’ultimo periodo…



Buon Natale a tutti.

last.fm

Anch’io come Marco, parecchi mesi fa aprìi un account su last.fm, dimenticandolo poi come decine di altri account. Pochi giorni fa invece, su skype con un Luca, vedevo nel suo stato ciò che stava ascoltando, su last.fm. Entrambi mi hanno ricordato questo deliziozo e gratuito servizio: ti registri e inserendo un tag (rock, pop, blues, o quel che vuoi) oppure il nome di un arista o di un pezzo hai modo di ascoltare random musica attinente a ciò che hai utilizzato come tag di ricerca.

Si possono creare playlist (sto termine mi stà proprio sul c..o), taggare i pezzi che ti piacciono, condividere musica con gli amici e soprattutto scoprire nuovi nomi nel panorama internazionale, una vera chicca.

Se al lavoro avete modo di essere online provate e gustatevi la vostra musica preferita, senza le farciture delle idiozie dei diggei o dell’opinionista di turno e senza vincoli di genere.

Grande idea last.fm.

La disciplina del gusto

L’Associazione Terra & Civiltà, l’Associazione per la Ricerca sulla Storia e la Cultura della Bassa Bresciana Centrale, organizzano per il 9 novembre, la manifestazione “La Disciplina del Gusto”.

Per l’occasione sarà riaperta al pubblico la chiesa della Disciplina di S. Croce, la quattrocentesca parrocchiale di Verolanuova, che è ora visitabile dopo  oltre cinquant’anni di silenzio. Dalle 10.00 fino alle 18.00 saranno presenti molti stand di produtti tipici e biologici (slow food) della provincia di Brescia, ceramiche e giocattoli in legno.

Nell’ambito della manifestazione, l’ Associazione presenterà un’interessante relazione su “La fondazione della Collegiata nella Virola Alghise del primo ‘500” (T. Casanova – alle ore 10:00) ed una “visita guidata alla chiesa della Disciplina“ (A. Guerini – alle ore 15:00).

La “Disciplina del Gusto” è un’iniziativa volta ad incentivare la riscoperta delle bio-diversità e delle tradizioni eno-gastronomiche della zona, sollecitando i produttori a scommettere nuovamente sulla coltivazione ed il commercio di prodotti della tradizione affinchè non passino alla storia come sapori dimenticati ma tornino presto ed in abbondanza sulle nostre tavole. (E. Agosti – www.slowfood.it)

Il ragazzo abbronzato

Stamattina dal tabaccaio, tra un pacchetto di sigarette e un quotidiano ascoltavo l’indignazione dei più, per quella “battutaccia” del Silvio nazionale. Che orrore, che scandalo, aver detto giovane abbronzato al nuovo presidente degli Stati Uniti, bè sai a certi livelli le parolacce no è.

Io penso invece penso che anche qui si dimostri quanto siamo ipocriti, scarsi di idee, poveri di iniziativa. Che triste opposizione, che scarso giornalismo.

Il Silvio non mi piace, nè lui nè le sue tv, nè quello che fa passare con i suoi canali, ma nascondersi dietro a una battuta montando un caso simile e indignarsi a tal punto, giornali e pensatori compresi, significa proprio essere giù di tono.

Comunque, benvenuto Obama, facci vedere un’altra faccia dell’America, con meno fondine e revolver fumanti, senza mutui subprime e grosse società che mandano a casa i dipendenti con un ciao sulla porta…

…e perdona Silvio, lui è fatto così.

Mela dopata

Ci mancava solo questa. Pare ci siano in giro Mac Pro che rilasciano sostanze tossiche, e che sostanze! Qualcuno, evidentemente un ex figlio dei fiori ben collaudato, sostiene che il suo computer odori di Skunk, un’ottima qualità di Marijuana creata da sapienti incroci di alcune varietà dell’erba per antonomasia.

Immaginate che lavori? Per tali macchine potrebbe essere sviluppata una nuova versione della CS di Adobe, Siori e Siore ecco a voi la CS Flower!

Pepi Merisio

“Questo senso del tempo (che io intendo e sento da un punto di vista filosofico, religioso, sociale e umano) veniva e viene da me dato anche ripensando al livellamento che mi minaccia e umilia. Basti pensare soltanto a quel condizionamento esterno che è la moda, la quale toglie le caratteristiche (e cioè la realtà, la verità, la tradizione) non soltanto individuali, ma anche proprio temporali e addirittura locali. Oggi vai a Hong Kong, e trovi il ragazzo vestito come a Cogne o a Fucecchio; e a Fucecchio vedi l’uomo vestito come a Tirano e fischiettante lo stesso mediocre motivo musicale. Ora è evidente che questo livellamento, questo sbiadimento dell’individuo è una forma di violenza che io rifiuto: e lo dico ricordando senza retorica figure e modi di vita meno anonimi, meno cedevoli, meno illusi. Certo, sò bene che i contadini, i boscaioli eccetera erano spesso, e ancora sono, vittime delle ingiustizie, dell’ignoranza e così via: ma erano, e sono, almeno dei passionali, e le passioni, si sa, sono forze. Questo voglio dire con le mie fotografie, senza, ripeto, retorica alcuna.”

Pepi Merisio, in questo breve scritto che presenta la sua mostra nella sala del Podestà di Soresina,  riesce a cogliere il mio sentimento, il mio per certi versi stesso modo di vedere la nostra società ed il nostro modo di atteggiarci nei suoi confronti.

Leggendo questo suo pensiero riesco a giustificare i miei attacchi, spesso anche duri, nei confronti della moda e dell’omologazione più efferata, del nostro volerci assomigliare a tutti i costi, del voler fare e possedere la stessa cosa del vicino più “moderno”, del credere in assoluto e senza alcuna spiegazione al progresso ed al mondo che avanza. Quando invece sono sempre più convinto che dovremmo fare un passo indietro, rifiutando quanto ci viene proposto quotidianamente dai media e dalla TV in modo particolare.

Un rifiuto totale verso i prodotti, le cose finte e inscatolate in packaging attraenti, colorati e sempre più kitch, verso le fiction più volgari, verso i reality prodotti e presentati da uomini (e purtroppo anche donne) squalo per utenti in preda al plagio più bieco, in pigiama e controllati da remoto davanti al loro maxischermo LCD.

Un rifiuto a chi vorrebbe i nostri ragazzi e la nostra bella gioventù in fila per due inginocchiati davanti alle nuove “tendenze” e alle “nuove idee di mercato”, vestiti tutti uguali dagli occhiali di Cavalli alle scarpette di residuato di gomma di Euro 140 fabbricate in oriente dai loro coetanei avvelenati e ridotti in schiavitù.

E soprattutto, come dice Villaggio nel suo “Storia della libertà di pensiero”, un donchisciottesco rifiuto verso la  costruzione delle nuove piramidi.

E tutto ciò non vuol dire essere schierati con chicchessia, questo mai! E’ solo, credo, un pensiero libero.

Grande Pepi.

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