Pepi Merisio

“Questo senso del tempo (che io intendo e sento da un punto di vista filosofico, religioso, sociale e umano) veniva e viene da me dato anche ripensando al livellamento che mi minaccia e umilia. Basti pensare soltanto a quel condizionamento esterno che è la moda, la quale toglie le caratteristiche (e cioè la realtà, la verità, la tradizione) non soltanto individuali, ma anche proprio temporali e addirittura locali. Oggi vai a Hong Kong, e trovi il ragazzo vestito come a Cogne o a Fucecchio; e a Fucecchio vedi l’uomo vestito come a Tirano e fischiettante lo stesso mediocre motivo musicale. Ora è evidente che questo livellamento, questo sbiadimento dell’individuo è una forma di violenza che io rifiuto: e lo dico ricordando senza retorica figure e modi di vita meno anonimi, meno cedevoli, meno illusi. Certo, sò bene che i contadini, i boscaioli eccetera erano spesso, e ancora sono, vittime delle ingiustizie, dell’ignoranza e così via: ma erano, e sono, almeno dei passionali, e le passioni, si sa, sono forze. Questo voglio dire con le mie fotografie, senza, ripeto, retorica alcuna.”

Pepi Merisio, in questo breve scritto che presenta la sua mostra nella sala del Podestà di Soresina,  riesce a cogliere il mio sentimento, il mio per certi versi stesso modo di vedere la nostra società ed il nostro modo di atteggiarci nei suoi confronti.

Leggendo questo suo pensiero riesco a giustificare i miei attacchi, spesso anche duri, nei confronti della moda e dell’omologazione più efferata, del nostro volerci assomigliare a tutti i costi, del voler fare e possedere la stessa cosa del vicino più “moderno”, del credere in assoluto e senza alcuna spiegazione al progresso ed al mondo che avanza. Quando invece sono sempre più convinto che dovremmo fare un passo indietro, rifiutando quanto ci viene proposto quotidianamente dai media e dalla TV in modo particolare.

Un rifiuto totale verso i prodotti, le cose finte e inscatolate in packaging attraenti, colorati e sempre più kitch, verso le fiction più volgari, verso i reality prodotti e presentati da uomini (e purtroppo anche donne) squalo per utenti in preda al plagio più bieco, in pigiama e controllati da remoto davanti al loro maxischermo LCD.

Un rifiuto a chi vorrebbe i nostri ragazzi e la nostra bella gioventù in fila per due inginocchiati davanti alle nuove “tendenze” e alle “nuove idee di mercato”, vestiti tutti uguali dagli occhiali di Cavalli alle scarpette di residuato di gomma di Euro 140 fabbricate in oriente dai loro coetanei avvelenati e ridotti in schiavitù.

E soprattutto, come dice Villaggio nel suo “Storia della libertà di pensiero”, un donchisciottesco rifiuto verso la  costruzione delle nuove piramidi.

E tutto ciò non vuol dire essere schierati con chicchessia, questo mai! E’ solo, credo, un pensiero libero.

Grande Pepi.

La Gara dello Spiedo

Lo Spiedo è una ricetta tipica del bresciano, una vera leccornia che allieta le feste e le cene autunnali. Non è proprio quel che si dice un genere di cucina salutistica ma a chi piace lo spiedo il salutistico come dire… gli rimbalza quel tantino.

Ad ogni modo, ieri 27 settembre 2008, l’Oratorio di Verolavecchia ha avuto questa splendida idea di organizzare qui da noi una gara di spiedisti, un’originale e curiosissima iniziativa che per quanto mi riguarda risulta per ora un’esclusiva.

In via Gorizia, chiusa al traffico per l’occasione, sono stati posizionati gli stand con relative macchine (spiedo appunto) e braceri, uno vero spettacolo per un bresciano che si rispetti. La gioia nel cuore mi è venuta vedendo tanti giovani dedicarsi con “sacrificio” alla cucina tipica e tradizionale accanto ai meno giovani e più esperti dimenticando per qualche ora iPod, McDonald, e Dolce e Gabbana.

Il fatto che si virgoletti il termine sacrificio è dovuto ad una serie di situazioni che coinvolgono, chi per 5/6 ore, si siede accanto allo spiedo per controllarne la cottura e guidarlo allo stato dell’arte fino nel piatto dei commensali con tanta pazienza e gratuità:

  1. accanto alla macchina fa caldo, le braci ardenti e fumose possono anche dare fastidio
  2. prima di iniziare la cottura vi è la fase di preparazione delle carni ed infilzaggio delle stesse, che da sola porta via qualche ora di lavoro
  3. lo spiedo, come dicevo prima ha una cottura lentissima, di 5/6 ore, per cui quel giorno è suo
  4. accanto alla macchina fa caldo, è di rigore la bottiglia, con le conseguenze del caso, ci vogliono uomini duri e con tanta fede ;-)

Ovviamente i punti di cui sopra costituiscono per l’evento un doppio risvolto, trasformando “quel” giorno in una vera festa. Con la lenta cottura che lo spiedo richiede, si ha la possibità di “fermarsi” un attimo, guardarsi in faccia e fare due parole aiutandosi con braci, pentolini del burro, rosmarino e controlli alle file di carne che girano. Immancabile qualche bicchiere di buon vino a rallegrare lo spirito degli amici che a questo punto hanno in mano tutti gli elementi per un bel momento di convivialità, cosa per cui l’uomo potrebbe essere naturalmente tagliato, prima ancora del business e della competitività.

Concludendo direi che è stato un vero successo, un’iniziativa sicuramente da ripetere, oliando e ottimizzando il già splendido lavoro degli organizzatori, che con questa bella idea, hanno dato luogo ad una simpatica quanto originale festa che ha visto coinvolto circa 450 iscritti/richiedenti con numerose squadre di spiedisti all’opera sulle loro “macchine della verità”.

Spero e mi auguro quindi che per l’anno prossimo i volontari, bravi tutti, organizzino con convinzione la seconda edizione de “La Gara dello Spiedo”.

Non sono uno statistico

Come dice il titolo di statistica non ne sò nulla, con i dati di cui dispongo e con il mio “skilling” posso prevedere al massimo quante piadine mangerò da qui a Natale.

Comunque curioso il dato ricavato dall’analisi dei contatti di un piccolo sito appena messo online e dopo pochissime settimane dal lancio di Chrome. Si piazza addirittura davanti a Firefox.

Sarà il clamore riservato al browserino di Googleplex da quelli della stampa “non specializzata” o gli utenti avranno apprezzato lo stile minimale che da sempre contraddistingue e caratterizza i loro prodotti? Sarà un fuoco di paglia oppure diventerà “il browser” allo stesso modo in cui il fratello “motore” ha creato uno standard?

A me piace, parecchio: semplice, elegante, leggero e funzionale… attendo il delicious add-on ;-)

Pranzo di fine estate

Anche quest’anno ce l’abbiamo fatta. Il pranzo istituzionale di fine estate è compiuto. By-passando a piè pari gli spazi del nostro comune ci siamo spinti “oltre confine” per celebrare la fine della bella stagione. Ospiti di Massimo al campo del Motocross Verolese abbiamo affrontato con dignità e impegno quest’ultimo sforzo estivo mettendo alla prova l’apparato digerente di grandi e piccini.

Quest’anno il cuoco ufficiale è stato Domenico, sua la direzione dei lavori e il “palinsesto” delle portate, il menu ci ha proprio stupito:

I complimenti ovviamente al cuoco, ai suoi aiutanti e alle mamme pasticcere, tutto ciò che è stato servito era di ottima qualità, cucinato con cura e dedizione.

Ora ci possiamo rintanare, pensare al freddo e alle nebbie che verranno. Quest’estate è stata proprio una grande stagione, calda, gustosa, ricca di belle serate e chiacchierate con vecchi e nuovi amici… e io che sono un ex ragazzo di oratorio ci metto un attimo a intravedere in ogni istante un momento da ricordare.

Dai su un pò di retorica non ci stà male :-)

Proveremo, ce la metteremo tutta, a fare qualcosa di valido anche per l’inverno, cominciamo a pensare a S. Silvestro magari?

Le foto sul mio flickr.

Storia della libertà di pensiero


Purtroppo, è facile prevedere che una nuova terribile, invisibile e subdola forma di dittatura ci riporterà in pochi anni a quella comoda condizione della assoluta mancanza di libertà di pensiero. Forse saremo più felici, ma vivremo incatenati in lunghe file a costruire le nuove piramidi.

 
Dice così Paolo Villaggio sulla copertina del suo libro “Storia della libertà di pensiero”. Un libro che si legge in un fiato e che racconta di personaggi storici eretici o meno che ad un certo punto della loro vita vennero perseguitati, uccisi, condannati: Giordano Bruno, Savonarola ma anche Cesare e Cristoforo Colombo o Socrate.

Un libro velocissimo, divertente e che ci racconta la storia con una stile e una maniera tipici del miglior Villaggio, certi personaggi ricordano da vicino la sua celebre creatura, quel Fantozzi che ha divertito almeno un paio di generazioni.

Inutile dire che nulla ha a che fare coi tediosi libri di storia che ricordiamo dal perioso scolastico, qui le parti sono riscritte facendo assomigliare i “divi” alla gente comune… battutacce, vizi dentro e fuori dal letto, pruriginosi massaggi in accoglienti vasche romane e tanti siparietti che si avvicinano più alla piazza popolare che alla storia.

I personaggi vengono raccontati come fossero il tizio della porta accanto, come lo “strano”, il “rompiscatole” tipici di ogni località che si rispetti, sacra inquisizione compresa.

Simpaticissimo e per certi versi illuminante.

Pilastri, amore e buchi neri

Preambolo

Samattina ero in giro per clienti e passando in una piazzetta della città in cui lavoro ho notato questa delicata e commovente dichiarazione di un giovane innamorato. Tenendo in considerazione il numero di divorzi e separazioni verrebbe da ridere, della serie faccio faccio faccio… e poi disfo.

Evidentemente la società, i costumi e le abitudini sono cambiati, atteggiandoci ai “veri” protagonisti” delle vita quotidiana anche noi gente normale cadiamo in tentazione e in nome dell’indipendenza e dell’emancipazione il più delle volte ci dimentichiamo delle promesse e dei giuramenti, ovunque essi siano stati pronunciati.

Fine del preambolo.

Per quanto riguarda invece gli ipotetici buchi neri, che partendo dal CERN potrebbero inghiottire la terra proprio questa settimana dando luogo alla vaporizzazione della razza umana in toto, mi veniva in mente il giovanotto di cui sopra, ma più in generale tutti gli innamorati che stanno vivendo ora in un mondo felice e parallelo, che per certi versi potrebbero pensare a questo genere di esperimenti quasi come ad una liberazione, ad una sublimazione della loro felicità in eterno. Quanto gli importerà ad una coppia di innamorati, là nel “loro mondo”, degli eventuali rischi che il pianeta stà correndo nelle mani dei luminari? Il loro pianeta primario ora è Elisa, che piova, che faccia caldo, che nevichi o ci sia tempesta per loro poco importa, l’importante è che lei sia li accanto a loro, anche nel centro di un buco nero. Un sentimento di una potenza incontenibile l’amore.

Affascinantissimo invece l’esperimento in territorio svizzero, mi stà emozionando oltremodo, vedere Rubbia e la Gianotti così eccitati e la macchina delle macchine funzionare nelle simulazioni mi ha infuso una curiosità che da tempo non provavo. Che scopriranno? Cosa riusciranno a vedere? Ci saranno risposte più vere ed esaudienti ai nostri eterni dubbi “sul prima della vita e dopo la morte”, o sullo stereotipatissimo “cosa facciamo da dove veniamo dove andiamo”?

E l’universo? C’era prima o è arrivato dopo? E quando non c’era, al suo posto che c’era?

A volte in certe sere d’estate guardando all’insù il cielo stellato mi prende un vuoto allo stomaco, non sai più che pensare e dove posare lo sguardo davanti ad uno spettacolo tanto indescrivibile. Lo diamo per scontato, ce l’abbiamo sulla testa da sempre, è sempre stato lì, ma osservando all’insù e ponendoci qualche domanda improvvisamente cresce la possibilità di sentirci piccoli e persi in chissà quale angolo dell’universo.

Riusciranno un giorno i nostri scienziati a toglierci un pò di quel vuoto o per noi rimarrà sempre un mistero indecifrabile? Dovremo continuare a crearci e rincorrere polarizzanti surrogati o ci sarà veramente una possibilità che una cosa, un qualcuno più grande di noi ci abbia “fabbricati” posati qui e che ci guardi ormai stomacato di quello che stiamo combinando?

Ultimi lavoretti prima del tunnel

Si, così si chiudono definitivamente le vacanze, con gli ultimi lavoretti casalinghi che durante l’anno non si ha mai tempo di fare… si continua a incodare, e giù code, code che non stampi mai.

Farò farò e poi arrivi al weekend e come dire… ti scappa un pò la poesia, in parte per i sospesi della settimana e un pò per la malavoglia.

Comunque, smontato il telaio del tendaggio a pannello in sede dal ’92, anno del mio matrimonio. Stuccato, imbiancato il soffitto e montato il piccolo trabiccolo dell’IKEA con relativo tendaggio dal gusto vagamente flower-power.

Un pò di casini coi fori per i tasselli, data l’età degli intonaci, ma la manualità e l’esperienza del vecchio hanno trionfato. Costo totale dell’operazione € 30,00.

Bene così in questi anni di vacche magre.

Manutenzione straordinaria

Questa è la terza volta. Sta benedetta scala che ogni inverno mi fa la sorpresa, certe crepe che ci passa un dito. Stavolta, visti gli ultimi giorni di ferie a disposizione, mi sono dedicato anch’io all’operazione di recupero facendo da “piccolo” all’artigiano di turno, Bruno, fratello di un’amica.

Lavorare pixel è dura spesso, inchiodati come mummie davanti a un monitor per giornate intere a far quadrare un design o intregrare pagine aspx con l’html… ma stasera guardandomi le vesciche sulle dita e le due botte sul polso mi convinco e faccio mente locale, ricordando che ci sono anche lavori più pesanti del mio, parecchio.

No che non lo sapessi, visto il mio passato da tessile e metalmeccanico, ma ogni tanto una rinfrescata fa bene e fa riflettere. Aiuta a portare rispetto al lavoro altrui, qualunque esso sia.

Finlandia Italia: uno a zero

Sentire il Pelo parlare di Helnsinki a dir poco mi incanta, mi affascinano le città del nord. Quando poi passo in via Fratelli Porcellaga qui da noi ricordo quanto mi ha detto delle strade cittadine: tutte a tre corsie. Hanno tre metri per i pedoni, tre metri per la ciclabile e poi uno scorrimento per i mezzi a motore; e se il ganzo di turno si azzarda a invadere quanto non gli spetta viene immediatamente richiamato.

Qui, in via Porcellaga, c’era un vecchio edificio con un briciolo di marciapede che faceva ridere, ci passavi sopra con la schiena al muro come camminando su di un cornicione al trentesimo piano e con le mani in alto come un bandito che scappa dalla Digos…

Ebbene? Hanno buttato giù il vecchio edificio per costruirne uno nuovo, di quelli a nido d’ape, eliminando anche quei venti centimetri di marciapiede ed arrivando quindi con gli appartamenti direttamente sul manto asfaltato.

Dei geni.

Online

Anche stavolta grazie ad una mia “svista” mi sono giocato il database, nulla di che per carità.

Dato ciò, prendo occasione per fare un pò di pulizia, e gustarmi questo ultimo scampolo d’estate, languida, tranquilla, senza gli scossoni della primavera passata e con i giochi di Pechino a farmi compagnia tra una breve gita e un gelato all’Azzurra.

Non ricordo un periodo in cui mi abbiano appassionato le olimpiadi, questa volta sono riuscite a non annoiarmi nonostante la mia innata avversità, purtroppo, per lo sport quasi tutto. Anche perchè detto tra noi… prese a piccole dosi e in orari dove c’è sempre un diversivo in casa.

Propongo come sempre uno sguardo alle mie foto su flickr e… buona estate.

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