The Painter
The painter stood
Before her work
She looked around every where
She saw the pictures and she painted them
She picked the colors from the air
Green to green
Red to red
Yellow to yellow
In the light
Black to black
When the evening comes
Blue to blue
In the night
It’s a long road
Behind me
It’s a long road
Ahead
If you follow every dream
You might get lost
If you follow every dream
You might
Get
Lost.
She towed the line
She held her end up
She did the work of too many
But in the end
She fell down
Before she got up again
I keep my friends eternally
We leave our tracks in the sound
Some of them are with me now
Some of them can’t be found
It’s a long road behind me
And I miss you now
If you follow every dream
You might get lost
If you follow every dream
You might
Get
Lost.
Il lettore “alternativo”
Qualche tempo fa, con l’arrivo dei primi lettori MP3, dell’iPod in particolare storsi il naso, parecchio. Memore di un periodo in cui la musica la si ascoltava solo dal “Thorens” dalla fisicità consolidata e comodi in poltrona alla moda del pensionato, non mi garbava affatto questa sorta di popolarizzazione estrema del messaggio. La portabilità dal gusto poco “professionale” mi infastidiva.
L’idea era quella del dilettantismo diffuso, tutti ascoltavano tutto (odore di spocchia) in qualsiasi posto, decontestualizzando il grado artistico dei molti generi musicali. Mozart in metro, Davis al centro commerciale, i miti della West Coast tra le vie del centro davanti ad uno store di Dolce & Gabbana. Come a voler sottolineare che il “vero intenditore” se la tira un po’ se vogliamo, se ne sta da solo, o a gruppi di pochissimi intimi, seduto in poltrona, con la pipa in bocca e il mezzo bicchiere di Cognac sul tavolino portando allo stato di feticismo album musicali e mezzi con cui fruirne, una bestia rara. Ad essere sincero, questa immagine ce l’ho dentro, sono cresciuto con questa figura stereotipata dell’appassionato di musica, probabilmente cadendo in fallo. Ma anche no.
Bill Evans al Bennet tra le vetrine di Carpisa e Casanova? John Cale mentre si fa il biglietto per il derby milanese?
No, non è questo il metodo, il parametro. Anzi non c’è nessun metodo e nessun parametro, e nessuno da valutare in base a cosa ascolta mentre fa cosa. Tutti continueranno ad ascoltare ciò che più gli aggrada, da Lady Gaga alle sinfonie di Boccherini, dalle architetture di Coltrane a David Guetta, nel posto in cui piace loro farlo e nel momento a loro più consono. Non cambia nulla, iPod o no, mania del melomane impegnato o meno.
Arrivo al dunque. L’iPhone, col suo lettore integrato, suona bene. E non solo in cuffia, ma anche quando collegato ad un impianto stereo dalle buone caratteristiche sonore con un semplicissimo cavo Belkin sfrutta la sua sezione D/A per riversare in un preampificatore il flusso analogico a me tanto caro. Non siamo ovviamente a livelli di macchine di svariate migliaia di euro, ma per un ascoltatore medio quale mi ritengo fa assolutamente il suo dovere in modo più che dignitoso. Oltre ad essere in grado di eseguire egregiamente decine di altri compiti lontanissimi dalla cultura musicale. Aspetto quest’ultimo da non sottovalutare, ciò che di primo acchito potrebbe sembrare un prezzo di acquisto proibitivo e riservato a pochi, si rivela dopo un attenta valutazione una cifra tutto sommato adeguata a quanto offre l’oggetto se messo nelle condizioni di “esprimersi” al meglio.
Il feel inoltre è molto buono, lo sfogliare gli album “virtuali” sul piccolo schermo touch non ha sicuramente l’impatto che può avere il prenderli in mano uno per uno dalla propria discoteca, ma mi piace, i pezzi partono passandogli sopra un dito, quasi accarezzandoli (riviene fuori l’idea feticista). Lontano anni luce dall’odore delle copertine degli album citate nel post precedente (un pò di sana autoreferenziazione), distaccato e freddo in qualche misura, ma comodo e pratico come non avrei mai immaginato.
Lo ritengo una buona idea, schiavitù del marchio a parte, e lungi da me il pensiero di essere “i più fichi” perché si possiedono oggetti con la mela morsicata, dietro.
Un difetto? L’acquistare musica in questo modo può prendere la mano, per uno come me potrebbe essere la slot machine ante litteram.
De Gregori - Tempo Reale
Paese di terra terra di cani
Paese di terra e di polvere
Paese di pecore e pescecani
E fuoco sotto la cenere
Dentro le stanze del Potere l’Autorità
va a tavola con l’anarchia
Mentre il ritratto della Verità si sta squagliando
e la vernice va via
E il Pubblico spera che tutto ritorni com’era
che sia solo un fatto di tecnologia
E sotto gli occhi della Fraternità
la Libertà con un chiodo tortura la Democrazia.
Paese di terra terra di fumo
paese di figli di donne di strada
E dove se rubi non muore nessuno
E dove il crimine paga
C’è un segno di gesso per terra
e la gente che sta a guardare
Qualcuno che accusa qualcuno
Però lo ha visto solamente passare
E nessuno ricorda la faccia del boia
è un ricordo spiacevole
E resta soltanto quel segno di gesso per terra
Però non c’è nessun colpevole.
Paese di zucchero, terra di miele
Paese di terra di acqua e di grano
Paese di crescita in tempo reale
E piani urbanistici sotto al vulcano
Paese di ricchi e di esuberi
e tasse pagate dai poveri
E pane che cresce sugli alberi
e macchine in fila nel sole
Paese di banche, di treni di aerei di navi
che esplodono
Ancora in cerca d’autore
Paese di uomini tutti d’un pezzo
Che tutti hanno un prezzo
e niente c’ha valore.
Paese di terra terra di sale
e valle senza più lacrime
Giardino d’Europa, stella e stivale
Papaveri e vipere e papere
dov’è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa
E’ chiusa a chiave dentro la tristezza
dei buchi neri delle tue città
Chissà se davvero esisteva una volta o se era una favola
o se tornerà
E però se potessi rinascere ancora
Preferirei non rinascere qua.
The Band
Ero un bambino, eravamo bambini, col mitico Ciao Piaggio in un autunno inoltrato, tutti insieme, un malloppo di giovani disgraziati in preda all’idealismo… basta va…
In una sala cinematografica qui dalle nostre parti proiettarono “The Last Waltz” dei mitici The Band. Un concertone di commiato, di li a poco la band si sarebbe sciolta e si sarebbe chiusa un’epoca. Al concerto parteciparono decine di pezzi grossi: Bob Dylan, Neil Young, Joni Mitchell, Eric Clapton, Dott. John solo per citarne qualcuno.
Un concerto memorabile con in chiusura un cameo dei “neonati” quanto fulminati Devo in session con Neil Young… roba da “viaggio” stellare.
Ogni volta che sento questa “It Makes No Difference” mi viene un magone che non so, tanto è bella quanto rievoca uno dei momenti più belli della mia adolescenza, ascoltatela e coglietene l’infinita dolcezza.
Francesco De Gregori - Celebrazioni
Ci sono posti dove sono stato
Posti dove non tornare
Isole di madre perla
O tropici nel temporale
O certe stanche stanze…
Dove discutono di poesia
Di architettura e di democrazia
Ascoltami…
Parlare e lacrimare insieme
Parlare e lacrimare insieme…
Ci sono posti dove sono stato
Come una casa o una stazione
Dove la vita ha fatto bingo
Tra una ferita e una mutilazione
E dove portano quelle scale
Ma tu davvero lo vuoi vedere!?
Chi vuole scendere scenda pure
Ma chi c’è stato non ne vuole più sapere…
Ci sono posti dove sono stato
Dove il Piave mormorava
E la sinistra era paralizzata
E la destra lavorava
In certe stanche stanze
Dove discutono di pischiatria
Di terrorismo e di fotografia
Ascoltami…
Parlare e razzolare insieme
Parlare e razzolare insieme…
Ci sono posti dove sono stato
Mi ci volevano inchiodare
Ai loro anni ciechi e sordi
Ai loro muri raccontati male
A una canzone di quattro accordi
Ad una stupida cantilena
Ma tu davvero non te lo ricordi
Quando parlavi e sbadigliavi in scena…
Per terre incognite vanno le tue legioni, a celebrare riti di sangue.
Joe Satriani - Revelation
Satriani è senza ombra di dubbio uno dei migliori chitarristi rock al mondo, professionalmente ineccepibile, un maestro per molti, suoni sempre al top e grandissima tecnica.
Il mio album preferito è l’omonimo, bello anche Surfing Whit The Alien… forse un tantino tamarro, ma pur sempre un bel disco.
I veri eroi della chitarra… e mandolino
E mentre i più, pigiano tasti sui pad di Guitar Hero, questi quattro eroi (ormai) si “esibiscono” in una session casalinga, con tanto di cagnolone vagante, che mi commuove.
Bravi giovani, alta la bandiera del vero spirito acustico!
Bill Evans - Waltz for Debbie
…e non stancarmi mai di ascoltarlo.
Fabio Arisi Quartet
Ieri sera in un fresco Parco Nocivelli a Verolanuova ho avuto il piacere di ascoltare questo simpatico e piacevolissimo quartetto eseguire standard jazz (Hancock, Gillespie, Armstrong, Wonder…) in tutta supplesse.
Suono sempre equilibrato, mixati benissimo, eleganti e mai sguaiati nel cercare di stupire, ognuno ha eseguito la sua parte inserendosi nel contesto come un orologio svizzero. Gradevole in certi brani il Rhodes che come al solito mi ricorda i tempi andati, precisa e puntuale la sezione ritmica, piacevolissima qui e là l’armonica di Gorni che con un piccolo megafono emula anche suoni e voci del periodo dixieland ricordandomi in certi passaggi Jumpin’ Jive del “maestro” Joe Jackson.
L’impianto voci? Due cassettine FBT che passano quasi inosservate, nel senso che quando c’è anima i watt possono anche attendere
Se vi capitano sul cammino approfittatene, sicuramente un’ora e mezza ben investita.
Di questi tempi poi uno apprezza anche il fatto che sia tutto gratis.




