Costine coi funghi
Dopo mesi di inattività mi ripresento sulla pagina admin del mio caro e dimenticato kerobe.com. Lo faccio per l’evento particolare che mi vede protagonista in cucina, a ricordare una ricetta che rendeva “popolare” la mia mamma tra le mura domestiche e rinverdire i fasti di una stagione che, mancando lei, ci ha portato via il “nostro” piatto tradizionale dell’ autunno.
Il babbo fungaiolo incallito e attore di prim’ordine sulla scena micologica verolavecchiese, lei un vero asso davanti a pignatte e fornelli. Loro due davano luogo ad un connubio di skill (come si dice adesso riempiendosi i polmoni di aria) e ad un lavoro in team dal risultato certo. Un succulento e gustosisismo piatto che ci riuniva tutti intorno al loro tavolo, grandi e piccoli in convivialità.
Venerdì il babbo ne ha raccolto qualche chilo, di “Ciodèi de Roéda“, come li chiamiamo da queste parti, si è proposto a me, che con grande onore e non nascondendo qualche perplessità ho accettato di buon grado la sfida di una ricetta mai presa in considerazione. Ho sempre considerato quel piatto inviolabile, di sola proprietà della mamma.
Mi sono procurato allora delle belle costine di maiale (non in un centro commerciale) affrontando di petto la situazione, che di primo acchito reputavo ostile ed inavvicinabile.
Ed invece ecco lì nella foto, l’ottimo risultato. E’ stato tutto facile, il piatto è venuto veramente bene, al limite della perfezione: carne cotta bene e tenerissima, funghi gustosi e un intingolo da far arrossire la polenta che gli si presenta accanto. L’esecuzione ha proceduto senza dubbio alcuno, tutto in modo quasi automatico, come se andassi a memoria, solo una breve riflessione iniziale per tracciare appunto i passi fondamentali della ricetta e via! Tutti a tavola!
RICETTA
Tostare le costine in una grande casseruola con olio, mezzo scalogno, sale pepe ed una paio di pizzichi di sale aromatizzato. Appena colorita la carne sfumarla con un mezzo bicchiere di vino bianco e stufare per mezz’oretta con aggiunta di brodo vegetale fino a che le costine appaiono morbide ed a buon punto di cottura. Aggiungere un paio di cucchiai di passata di pomodoro e lasciare andare ancora per qualche minuto.
Aggiungere poi i funghi chiodini precedentemente puliti ed un mestolo colmo di brodo vegetale lasciando andare il tutto per 40/45 minuti a fuoco lento con pentola coperta, aggiungendo altro brodo al bisogno. Assaggiare di sale durante la cottura e controllare che il sugo acquisti la dovuta densità, èl tachì, il tocco giusto di “invitante appiccicoso” che rende gustoso il sugo di funghi e costine. Verso la fine una manciata di prezzemolo fresco.
La cosa giusta sarebbe cucinare tutto il giorno prima (cosa che ho fatto) e riscaldare appena prima del pasto per 10/15 minuti. Verso l’ora di pranzo rimane perciò solo la preparazione di una buona polentina, che si accompagna in modo sublime all’umido di funghi e costine..
Per la gioia dei commensali e per un bellissimo ricordo della mia mamma.
Facebook e i nativi digitali
Segnalo questa riflessione in merito al tema “nativi digitali”, la generazione nata con la tecnologia tra le mani. Per loro i social network, il web 2.0, il peer to peer ed altre chicche per i più impallinati del web sono, dovrebbero essere, il pane quotidiano, un pò come per noi lo sono stati il mangiacassette e guardie e ladri.
Angelo Nembrini, 1973
Nota di edizione a il “lavoro”
1. L’uomo per vivere deve lavorare, ma il sistema di lavoro in cui l’uomo è costretto non è una “vita”.
Ci può essere una industria diversa, ci possono essere macchine diverse, ci può essere un lavoro diverso?
Ci può essere un lavoro che non sia solo “questo lavoro” ma anche una “vita”?
Cosa vuol dire che in ufficio o in fabbrica si va solo a lavorare? Perchè non si può andare in una fabbrica dove si possa anche vivere?
Quando poi si è fuori dal luogo di lavoro, quando si è a casa, le cadenze e i ritmi della produzione, le gerarchie di ufficio, il salario, le malattie professionali e il carrierismo lasciano vivere?
Il lavoro, questo lavoro della società industriale capitalista, ha invaso la vita di ogni uomo e, prima di ogni altro, di chi non trova lavoro, di chi è tenuto fuori, magari come forza di riserva, dalla produzione.
E’ così che una enorme parte della popolazione del mondo, ma diciamo pure una grande parte della popolazione italiana, è costretta a “sognare” di poter fare anche lei “questo lavoro”. Per avere finalmente un posto di lavoro, dalla Sardegna, dalle Calabrie, dal sud di Italia e d’Europa e dal nord dell’Africa si emigra nei sobborghi delle grandi città o addirittura nelle baracche e nei campi di concentramento predisposti dalla grande industria del cosidetto quadrilatero d’oro europeo.
De Gregori – Tempo Reale
Paese di terra terra di cani
Paese di terra e di polvere
Paese di pecore e pescecani
E fuoco sotto la cenere
Dentro le stanze del Potere l’Autorità
va a tavola con l’anarchia
Mentre il ritratto della Verità si sta squagliando
e la vernice va via
E il Pubblico spera che tutto ritorni com’era
che sia solo un fatto di tecnologia
E sotto gli occhi della Fraternità
la Libertà con un chiodo tortura la Democrazia.
Paese di terra terra di fumo
paese di figli di donne di strada
E dove se rubi non muore nessuno
E dove il crimine paga
C’è un segno di gesso per terra
e la gente che sta a guardare
Qualcuno che accusa qualcuno
Però lo ha visto solamente passare
E nessuno ricorda la faccia del boia
è un ricordo spiacevole
E resta soltanto quel segno di gesso per terra
Però non c’è nessun colpevole.
Paese di zucchero, terra di miele
Paese di terra di acqua e di grano
Paese di crescita in tempo reale
E piani urbanistici sotto al vulcano
Paese di ricchi e di esuberi
e tasse pagate dai poveri
E pane che cresce sugli alberi
e macchine in fila nel sole
Paese di banche, di treni di aerei di navi
che esplodono
Ancora in cerca d’autore
Paese di uomini tutti d’un pezzo
Che tutti hanno un prezzo
e niente c’ha valore.
Paese di terra terra di sale
e valle senza più lacrime
Giardino d’Europa, stella e stivale
Papaveri e vipere e papere
dov’è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa
E’ chiusa a chiave dentro la tristezza
dei buchi neri delle tue città
Chissà se davvero esisteva una volta o se era una favola
o se tornerà
E però se potessi rinascere ancora
Preferirei non rinascere qua.
Saturo, Revocato e Saturnino
… L’indomani, introdotti nell’anfiteaatro, Saturo, insieme ai compagni Revocato e Saturnino, presero a minacciare la folla. Poi, giunti che furono al cospetto di Ilariano (il proconsole d’Africa) che presiedeva allo spettacolo, con gesti della mano e cenni del capo gli fecero capire: “tu, mandi al supplizio noi, ma Dio manderà al supplizio te”.
Per quanto trasferito nelle mani di Dio e rinviato all’ultimo giorno, il giudizio di condanna è ineludibile e violento, sanziona l’ingiustizia del mondo.
***
Tratto da “Inchiesta sul Cristianesimo” di Corrado Augias e Remo Cacitti.
The Band
Ero un bambino, eravamo bambini, col mitico Ciao Piaggio in un autunno inoltrato, tutti insieme, un malloppo di giovani disgraziati in preda all’idealismo… basta va…
In una sala cinematografica qui dalle nostre parti proiettarono “The Last Waltz” dei mitici The Band. Un concertone di commiato, di li a poco la band si sarebbe sciolta e si sarebbe chiusa un’epoca. Al concerto parteciparono decine di pezzi grossi: Bob Dylan, Neil Young, Joni Mitchell, Eric Clapton, Dott. John solo per citarne qualcuno.
Un concerto memorabile con in chiusura un cameo dei “neonati” quanto fulminati Devo in session con Neil Young… roba da “viaggio” stellare.
Ogni volta che sento questa “It Makes No Difference” mi viene un magone che non so, tanto è bella quanto rievoca uno dei momenti più belli della mia adolescenza, ascoltatela e coglietene l’infinita dolcezza.
Frank Zappa e Woodstock
Non c’è molto da capire, Woodstock è stata una straordinaria occasione per migliaia di ragazzi di stare tre notti in tenda con la fidanzata.
Miracolo al Giglio
Successe esattamente un anno fa, proprio in questi giorni. Sulla spiaggia di Giglio Campese, un pò per sfoggiare la nuova G7 un pò per l’entusiasmo del posto mai visto mi trascinavo tra le onde con la borsa fotografica a tracolla inseguendo Serena tra uno scoglio e una caletta. Sicuro di me e della compatta Canon appena arrivata. All’improvviso successe ciò che succede prima o poi a chiunque entri in acqua con la macchina fotografica e incurante del mare… splaaaashh, un’onda “fuori misura” mi colpì alle spalle bagnandomi completamente, borsa e digitale comprese. Mi si fermò il cuore, pensai a tutta l’elettronica contenuta nella Canon, ai circuiti, ai micro contatti, alla batteria, al motore dell’autofocus, al sensore.
Misteriosamente la G7 continuò a funzionare. Proseguii quindi le mie vacanze relativamente tranquillo senza pensare più di tanto all’accaduto, la macchina scattava e tutto pareva normale.
Senonchè, a vacanza ormai finita, dopo qualche settimana, la G7 cominciò ad avere strani comportamenti: variazione dei valori ISO così… random, flash totalmente inutilizzabile, autoscatto che partiva da solo (appunto, autoscatto no?), e tutta una serie di anomalie totalmente incontrollabili ed imprevedibili. Era quasi inutilizzabile. Avrei pianto, una delle macchine che mi ha dato più soddisfazioni, con funzionalità di nota e quasi controllabile come una reflex… non fosse per due/tre cosette frutto a mio avviso della solità e cronica frettolosità del marketing.
La mandai quindi in laboratorio a Peschiera Borromeo, la risposta fu: “la macchina è intaccata dalla salsedine, ripararla costa di più del valore effettivo dell’apparecchio”, non ci misero quindi nemmeno le mani, il lavoro sarebbe stato tra l’altro anche fuori garanzia.
Mi rassegnai, fui quasi tentato di accendere un altro credito al consumo e portarmi a casa la G10, ormai. Alla fine lasciai perdere scegliendo di utilizzare la G7 a modo suo, quando cioè si degnava di fare quello che gli dicevo e con i controlli in totale balia del fato.
Miracolo al Giglio
Lo so, sembra veramente incredibile, ma quest’anno, a distanza appunto di giorni 365 sono tornato all’Isola del Giglio e, nella stessa località, nello stesso identico punto di spiaggia quasi alla stessa ora, la G7 si è totalmente ripigliata cominciando a scattare in modo perfetto.
I comandi ora seguono ciò che dico loro ed in qualsiasi modalità la utilizzi tutto fila liscio, anche il flash, a parte qualche piccolissima incertezza, fa il suo dovere nel modo e con le regolazioni che gli impongo.
Esposizioni corrette, regolazioni fini in modalità manuale, staratura intenzionale del diaframma, selezione della messa a fuoco sulle varie zone del fotogramma, tutto funziona egregiamente. In una settimana ho scattato circa tre giga di foto senza riscontrare nessuna anomalia di funzionamento. Non ho parole.
Erasmo Da Rotterdam
Sopporto la Chiesa attuale nella speranza di vederla migliorata: nello stesso tempo essa è costretta a sopportare me fino a che diventi migliore.
Sara Magliola – il 25 aprile
Tratto da una bella testimonianza di Sara Magliola. E’ la parte finale di una sua riflessione sul 25 aprile, trovate il post integrale sul suo blog Terra e Nuvole.
…questo sarà il mio 25 Aprile, senza bandiere e manifestazioni, senza parti politiche che si approprino di quel giorno. Solo un ricordo delle mie radici e un profondo orgoglio per quello che mi hanno insegnato. Perchè non c’è differenza nella morte e ogni caduto ha il diritto di essere compianto, ma c’è differenza in come viviamo la vita e nel ricordo di noi che lasciamo a chi ancora vive.





