Tiziano Terzani
Ciò che è fuori è anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna parte.
Per questo viaggiare non serve. Se uno non ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. È inutile andare a cercare nel mondo quel che non si riesce a trovare dentro di sé.
Sal Paradise
Ragazzi e ragazze hanno rapporti così tristi in America; snobismo vuole che cedano immediatamente al sesso senza adeguate parole preliminari. Non parole di corteggiamento, ma sincera apertura dell’anima, perché la vita è sacra e ogni momento prezioso.
Nathan Zuckerman
Mentre il pubblico rientrava nella sala cominciai, caricaturalmente, a immaginare il morbo fatale che, senza che nessuno lo riconoscesse, era all’opera dentro di noi, dentro ciascuno di noi: a vedere i vasi sanguigni che si occludevano sotto i berretti da baseball, i tumori maligni che crescevano sotto i capelli bianchi con la permanente, gli organi che cedevano, si atrofizzavano, smettevano di funzionare, le centinaia di miliardi di cellule assassine che spingevano di nascosto tutto il pubblico verso l’inverosimile disastro che lo aspettava.
Non riuscivo a trattenermi. Quella fantastica decimazione che è la morte viene a spazzarci via tutti. Orchestra, pubblico, direttore, tecnici, rondini, scriccioli… Pensate alle cifre per la sola Tanglewood tra il momento attuale e l’anno 4000. Poi moltiplicate questo numero per un altro numero infinito.
L’incessante estinzione. Che idea! Quale maniaco l’ha concepita? Eppure, che bella giornata è oggi, un dono del cielo, un giorno ideale cui non manca nulla in un luogo di villeggiatura del Massachusetts che è già di per sé il più innocuo e più bello della terra.
Costine coi funghi – In ricordo della mia mamma
Dopo mesi di inattività mi ripresento sulla pagina admin del mio caro e dimenticato kerobe.com. Lo faccio per l’evento particolare che mi vede protagonista in cucina, a ricordare una ricetta che rendeva “popolare” la mia mamma tra le mura domestiche e rinverdire i fasti di una stagione che, mancando lei, ci ha portato via il “nostro” piatto tradizionale dell’ autunno.
Il babbo fungaiolo incallito e attore di prim’ordine sulla scena micologica verolavecchiese, lei un vero asso davanti a pignatte e fornelli. Loro due davano luogo ad un connubio di skill (come si dice adesso riempiendosi i polmoni di aria) e ad un lavoro in team dal risultato certo. Un succulento e gustosisismo piatto che ci riuniva tutti intorno al loro tavolo, grandi e piccoli in convivialità.
Venerdì il babbo ne ha raccolto qualche chilo, di “Ciodèi de Roéda“, come li chiamiamo da queste parti, si è proposto a me, che con grande onore e non nascondendo qualche perplessità ho accettato di buon grado la sfida di una ricetta mai presa in considerazione. Ho sempre considerato quel piatto inviolabile, di sola proprietà della mamma.
Mi sono procurato allora delle belle costine di maiale (non in un centro commerciale) affrontando di petto la situazione, che di primo acchito reputavo ostile ed inavvicinabile.
Ed invece ecco lì nella foto, l’ottimo risultato. E’ stato tutto facile, il piatto è venuto veramente bene, al limite della perfezione: carne cotta bene e tenerissima, funghi gustosi e un intingolo da far arrossire la polenta che gli si presenta accanto. L’esecuzione ha proceduto senza dubbio alcuno, tutto in modo quasi automatico, come se andassi a memoria, solo una breve riflessione iniziale per tracciare appunto i passi fondamentali della ricetta e via! Tutti a tavola!
RICETTA
Tostare le costine in una grande casseruola con olio, mezzo scalogno, sale pepe ed una paio di pizzichi di sale aromatizzato. Appena colorita la carne sfumarla con un mezzo bicchiere di vino bianco e stufare per mezz’oretta con aggiunta di brodo vegetale fino a che le costine appaiono morbide ed a buon punto di cottura. Aggiungere un paio di cucchiai di passata di pomodoro e lasciare andare ancora per qualche minuto.
Aggiungere poi i funghi chiodini precedentemente puliti ed un mestolo colmo di brodo vegetale lasciando andare il tutto per 40/45 minuti a fuoco lento con pentola coperta, aggiungendo altro brodo al bisogno. Assaggiare di sale durante la cottura e controllare che il sugo acquisti la dovuta densità, èl tachì, il tocco giusto di “invitante appiccicoso” che rende gustoso il sugo di funghi e costine. Verso la fine una manciata di prezzemolo fresco.
La cosa giusta sarebbe cucinare tutto il giorno prima (cosa che ho fatto) e riscaldare appena prima del pasto per 10/15 minuti. Verso l’ora di pranzo rimane perciò solo la preparazione di una buona polentina, che si accompagna in modo sublime all’umido di funghi e costine..
Per la gioia dei commensali e per un bellissimo ricordo della mia mamma.
Facebook e i nativi digitali
Segnalo questa riflessione in merito al tema “nativi digitali”, la generazione nata con la tecnologia tra le mani. Per loro i social network, il web 2.0, il peer to peer ed altre chicche per i più impallinati del web sono, dovrebbero essere, il pane quotidiano, un pò come per noi lo sono stati il mangiacassette e guardie e ladri.
Angelo Nembrini, 1973
Nota di edizione a il “lavoro”
1. L’uomo per vivere deve lavorare, ma il sistema di lavoro in cui l’uomo è costretto non è una “vita”.
Ci può essere una industria diversa, ci possono essere macchine diverse, ci può essere un lavoro diverso?
Ci può essere un lavoro che non sia solo “questo lavoro” ma anche una “vita”?
Cosa vuol dire che in ufficio o in fabbrica si va solo a lavorare? Perchè non si può andare in una fabbrica dove si possa anche vivere?
Quando poi si è fuori dal luogo di lavoro, quando si è a casa, le cadenze e i ritmi della produzione, le gerarchie di ufficio, il salario, le malattie professionali e il carrierismo lasciano vivere?
Il lavoro, questo lavoro della società industriale capitalista, ha invaso la vita di ogni uomo e, prima di ogni altro, di chi non trova lavoro, di chi è tenuto fuori, magari come forza di riserva, dalla produzione.
E’ così che una enorme parte della popolazione del mondo, ma diciamo pure una grande parte della popolazione italiana, è costretta a “sognare” di poter fare anche lei “questo lavoro”. Per avere finalmente un posto di lavoro, dalla Sardegna, dalle Calabrie, dal sud di Italia e d’Europa e dal nord dell’Africa si emigra nei sobborghi delle grandi città o addirittura nelle baracche e nei campi di concentramento predisposti dalla grande industria del cosidetto quadrilatero d’oro europeo.
De Gregori – Tempo Reale
Paese di terra terra di cani
Paese di terra e di polvere
Paese di pecore e pescecani
E fuoco sotto la cenere
Dentro le stanze del Potere l’Autorità
va a tavola con l’anarchia
Mentre il ritratto della Verità si sta squagliando
e la vernice va via
E il Pubblico spera che tutto ritorni com’era
che sia solo un fatto di tecnologia
E sotto gli occhi della Fraternità
la Libertà con un chiodo tortura la Democrazia.
Paese di terra terra di fumo
paese di figli di donne di strada
E dove se rubi non muore nessuno
E dove il crimine paga
C’è un segno di gesso per terra
e la gente che sta a guardare
Qualcuno che accusa qualcuno
Però lo ha visto solamente passare
E nessuno ricorda la faccia del boia
è un ricordo spiacevole
E resta soltanto quel segno di gesso per terra
Però non c’è nessun colpevole.
Paese di zucchero, terra di miele
Paese di terra di acqua e di grano
Paese di crescita in tempo reale
E piani urbanistici sotto al vulcano
Paese di ricchi e di esuberi
e tasse pagate dai poveri
E pane che cresce sugli alberi
e macchine in fila nel sole
Paese di banche, di treni di aerei di navi
che esplodono
Ancora in cerca d’autore
Paese di uomini tutti d’un pezzo
Che tutti hanno un prezzo
e niente c’ha valore.
Paese di terra terra di sale
e valle senza più lacrime
Giardino d’Europa, stella e stivale
Papaveri e vipere e papere
dov’è finita la tua dolcezza famosa tanto tempo fa
E’ chiusa a chiave dentro la tristezza
dei buchi neri delle tue città
Chissà se davvero esisteva una volta o se era una favola
o se tornerà
E però se potessi rinascere ancora
Preferirei non rinascere qua.
Saturo, Revocato e Saturnino
… L’indomani, introdotti nell’anfiteaatro, Saturo, insieme ai compagni Revocato e Saturnino, presero a minacciare la folla. Poi, giunti che furono al cospetto di Ilariano (il proconsole d’Africa) che presiedeva allo spettacolo, con gesti della mano e cenni del capo gli fecero capire: “tu, mandi al supplizio noi, ma Dio manderà al supplizio te”.
Per quanto trasferito nelle mani di Dio e rinviato all’ultimo giorno, il giudizio di condanna è ineludibile e violento, sanziona l’ingiustizia del mondo.
***
Tratto da “Inchiesta sul Cristianesimo” di Corrado Augias e Remo Cacitti.
The Band
Ero un bambino, eravamo bambini, col mitico Ciao Piaggio in un autunno inoltrato, tutti insieme, un malloppo di giovani disgraziati in preda all’idealismo… basta va…
In una sala cinematografica qui dalle nostre parti proiettarono “The Last Waltz” dei mitici The Band. Un concertone di commiato, di li a poco la band si sarebbe sciolta e si sarebbe anche chiusa un’epoca. Al concerto parteciparono molti di pezzi grossi dell’epoca: Bob Dylan, Neil Young, Joni Mitchell, Eric Clapton, Dott. John, Van Morrison, Neil Diamond, Muddy Waters, Emmylou Harris, Paul Butterfield… una carrellata di amici della formazione canadese chiamati a raccolta per l’addio alle scene.
Un concerto memorabile.
Ogni volta che sento questa “It Makes No Difference” mi viene un magone che non so, tanto è bella quanto rievoca uno dei momenti più belli della mia adolescenza, ascoltatela e coglietene l’infinita dolcezza.
Frank Zappa e Woodstock
Non c’è molto da capire, Woodstock è stata una straordinaria occasione per migliaia di ragazzi di stare tre notti in tenda con la fidanzata.





